16.07.2010

E a concludere il ciclo di workshop curati da Spazio XYZ ecco una selezione dei momenti che hanno animato la Session Z, tenutasi il 25 giugno a Palazzo Mangilli-Valmarana a Venezia, sede di Fondazione Buziol.
In questa occasione i ragazzi si sono potuti confrontare sul tema “Photography in the age of the Internet”, guidati dai fotografi Yeggaranga Nayakamani e Alan Chies.
A fine giornata i lavori dei concorrenti sono stati giudicati da Marco Cendron, direttore artistico di Rolling Stone e Fabrizio Urettini, curatore della sezione Z dello Spazio XYZ.
18.06.2010

La Fondazione Claudio Buziol e lo Spazio XYZ indicono la selezione per partecipare a The Session Z, un workshop di fotografia di un giorno che si terrà venerdì 25 giugno (09.30-17.30) presso Palazzo Mangilli-Valmarana a Venezia e che vedrà i partecipanti fronteggiarsi sul tema “Photography in the age of the Internet”, guidati dai fotografi Yeggaranga Nayakamani e Alan Chies.
La Fondazione Claudio Buziol e lo Spazio XYZ indicono la selezione per partecipare a The Session Z, un workshop di fotografia di un giorno che si terrà venerdì 25 giugno (09.30-17.30) presso Palazzo Mangilli-Valmarana a Venezia e che vedrà i partecipanti fronteggiarsi sul tema “Photography in the age of the Internet”, guidati dai fotografi Yeggaranga Nayakamani e Alan Chies.
Il bando, le condizioni di partecipazione e gli approfondimenti sono scaricabili qui. Deadline: 23 giugno 2010 ore 11.00.
Venerdì 25 giugno alle ore 18.00 sarà organizzata una conferenza di presentazione aperta al pubblico, con una giuria d’eccezione. Arbitreranno il dibattito Marco Cendron, direttore artistico di Rolling Stone e Fabrizio Urettini, curatore della sezione Z dello Spazio XYZ.
I workshop sono gratuiti ma vincolati al numero di posti disponibili.
Chiunque sia interessato a partecipare può richiedere maggiori dettagli scrivendo a workshop@fondazioneclaudiobuziol.org o a hello@spazioxyz.org
Per la conferenza di venerdì si richiede la prenotazione entro le ore 12 di giovedì 24 giugno: ffw@fondazioneclaudiobuziol.org
28.05.2010

IT/
La camera oscura è uno spazio dove catturare una visione, un ricordo, una sensazione, l’ignoto.
E’ uno spazio perverso, capriccioso e meditativo nel quale dialogano bonsai e macellai, ciceri e cuochi.
In questo mix di ingredienti immersi nell’oscurità bisogna poi aggiungere le frecce, un topo, le bustine di the, le foglie di menta, le soluzioni, le pentole e le vaschette, dei fanalini elettrici, i guanti, gli specchi, i vetri, una discoteca, un circo, un mercatino delle pulci e internet.
Le immagini che vedete qui si chiamano Laptopogram, sono realizzate premendo della carta fotosensibile sullo schermo di un computer portatile. Ogni immagine digitale contenuta all’interno del computer può essere trasferita sulla carta politenata attraverso l’esposizione diretta dal monitor lcd, una matrice luminografica in grado di riprodurre elementi GUI, video, un’interfaccia, azioni, animazioni o delle immagini statiche.
La carta viene poi sviluppata, fissata, lavata e asciugata.
Queste immagini finali sono segni mnemotecnici, segni per ricordare il nostro quotidiano.
La camera oscura è uno spazio dove catturare una visione, un ricordo, una sensazione, l’ignoto.
E’ uno spazio perverso, capriccioso e meditativo nel quale dialogano bonsai e macellai, ciceri e cuochi.
In questo mix di ingredienti immersi nell’oscurità bisogna poi aggiungere le frecce, un topo, le bustine di the, le foglie di menta, le soluzioni, le pentole e le vaschette, dei fanalini elettrici, i guanti, gli specchi, i vetri, una discoteca, un circo, un mercatino delle pulci e internet.
Le immagini che vedete qui si chiamano Laptopogram, sono realizzate premendo della carta fotosensibile sullo schermo di un computer portatile. Ogni immagine digitale contenuta all’interno del computer può essere trasferita sulla carta politenata attraverso l’esposizione diretta dal monitor lcd, una matrice luminografica in grado di riprodurre elementi GUI, video, un’interfaccia, azioni, animazioni o delle immagini statiche.
La carta viene poi sviluppata, fissata, lavata e asciugata.
Queste immagini finali sono segni mnemotecnici, segni per ricordare il nostro quotidiano.
ENG/
The darkroom is a space to capture in a physical form a vision, a memory, a sense, or the unknown.
It is a perverse space, capricious and meditative, one that harks of bonsai and butchers, ciceros and cooks.
To this mix is added arrows, mice, tea, mint, acid, baking trays, bicycle lights, gloves, glass, a disco, a circus and a flea market, the internet.
The pictures you see here are called Laptopograms. They are made by pressing photosensitive paper to the screen of a laptop and exposing it to an image from within the computer. Any digital image may be exposed. This allows one to expose GUI elements, video, interface
actions, animations and simple static images. The paper is then developed, stopped, fixed and washed.
These pictures are mnemonics. They are signs to remember the quotidian.
UPDATE
Per due settimane la galleria continuerà a funzionare come camera oscura e la mostra verrà quotidianamente aggiornata con nuovi materiali, la documentazione è consultabile quì:
For two weeks the gallery is transformed into a dark room, the exhibition will be daily updated and extra pictures displayed, all the documentation can be seen here:
http://illampeggiatore.tumblr.com
Il Lampeggiatore
28.05/12.06
17:00/20:00
Opening
28.05.2010
ore 18:30
Credits
Il Lampeggiatore, di Aditya Mandayam
Mostra fotografica a cura di Fabrizio Urettini
http://laptopogram.tumblr.com