11.09.09-25.10.09

Associazione Culturale XYZ
Fototeca Storica Nazionale
Presentano
OLIVE & BULLONI ANDO GILARDI
Lavoro contadino e operaio nell’Italia del dopoguerra
Mostra a cura di Fabrizio Urettini
Testi di: Ando Gilardi, Domenico Luciani, Patrizia ed Elena Piccini, Sergio Polano, Fabrizio Urettini
Retrospettiva del singolare lavoro di reportage di Ando Gilardi nell’Italia del dopoguerra, ritratta con un’ottica che la immaginava proiettata in un futuro migliore, un Avvenire (con la A maiuscola) in splendida ascesa. Istantanee di una forza eccezionale. Fotografie in massima parte inedite, mai pubblicate, ed estranee al trito cliché di un neorealismo strappalacrime.
Per questo fino ad ora ignorate?!
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6.06.09 – 21.06.09

Una moschea può essere semplicemente delimitata da pietre che segnano il suo perimetro e rimanere a cielo aperto, come quelle utilizzate dai nomadi per le preghiere nel deserto; essere finemente decorata da mosaici persiani o da maioliche di Iznik; essere edificata con paglia e fango come in Africa centrale o assurgere a patrimonio artistico dell’umanità e a simbolo di amore eterno come il Taj Mahal in India.
Non tutte le moschee sono uguali, ma tutti i musulmani pregano seguendo le stesse regole in qualsiasi moschea si trovino. Ogni fedele può pregare da solo o in compagnia, a casa, sul luogo di lavoro o dentro la moschea.
Nelle nostre città abbiamo visto come seminterrati, appartamenti, negozi e capannoni possano essere adibiti a luoghi di culto, persino un palazzetto dello sport può diventare moschea così come ci è testimoniato dalle foto di Marco Gargano che il 30 settembre del 2008, nel giorno di Id al-Fitr (festa che sancisce la fine del ramadan), è andato a Villorba per documentare il modo in cui vivono la loro fede i musulmani residenti a Treviso.
Fotografie di Marco Gargano
Fotografie opening Silvia Boschiero
A cura di Fabrizio Urettini
Testi di Maria Angela Riva
17.04.09-23.05.09

“Zingari d’Italia” è una mostra dedicata alla libera condivisione delle immagini fotografiche. Nel 2007, dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani per mano di un abitante del campo nomadi di Tor di Quinto, si è scatenata in Italia una massiccia campagna politica e mediatica contro la popolazione Rom e Sinta. L’antico conflitto a bassa intensità contro gli zingari, da sempre percepiti come rappresentazione vivente del “corpo estraneo” -irriducibilmente asociale, ostinatamente diverso, insopportabilmente misero- esplode di colpo portando con sé un seguito di ordinanze di sgombero e interventi della pubblica autorità, accompagnati prima da un’attiva partecipazione dei mezzi di informazione – con fotoreportages e articoli di sapore spesso francamente razzista-, poi da disgustosi atti di violenza della popolazione civile (incendi dei campi e aggressioni).
Durante questa campagna, ancora in corso, Giorgio_72, crea su Flickr® un gruppo di condivisione fotografica chiamato “Zingari d’Italia”. Oggi, a due anni dalla sua nascita la pool del gruppo conta più di ottanta membri, fotografi professionisti, amatori e occasionali che regolarmente postano le loro immagini scattate nei campi nomadi.
Abbiamo deciso di metterle in mostra per riflettere su quanto il consumo di queste immagini, meno “selezionate” e meno funzionali alle esigenze di propaganda dell’editoria tradizionale, stiano cominciando a mutare radicalmente il nostro rapporto con la fotografia. “Zingari d’Italia” rappresenta un esempio di come la fotografia digitale e i suoi mezzi di diffusione virtualmente illimitati e gratuiti stiano mettendo non solo in crisi il reportage professionale, ma soprattutto stiano erodendo il nostro rapporto con l’immagine ottica. Le immagini di Zingari d’Italia, esposte assieme a una collezione di copertine illustrate sui settimanali italiani dal primo novecento al tardo dopoguerra, sembrano liberarci almeno un po’ da quell’iconografia fantasiosa dello “Zingaro” (romantico-nomade-criminale-asociale-subumano).
A cura di Fabrizio Urettini e Matteo Segna
Con la collaborazione di Mauro Raspanti
Fotografie di Giorgio De Acutis (Roma),
Fabio Del Piano (Roma), Valter Molinaro (Milano),
Marco Donatiello (Torino), Eugenio Viceconte (Roma).
e la Scuola di Pace (Bologna).