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ArtVerona VII – sezione Independents2 – Pad. 6 stand 21

6.10.2011 – 9.10.2011

Saremo presenti con
Immigration file #1: Drowned di Seba Kurtis
a cura di Fabrizio Urettini

e con un’anticipazione di
Immigration file #2: Jungle di Henk Wildschut
In collaborazione con SI FEST – Savignano Immagini Festival

In occasione di ArtVerona VII lo Spazio XYZ presenta in anteprima il progetto Immigration files, curato da Fabrizio Urettini.
La mostra Drowned del fotografo Seba Kurtis sarà accompagnata da un’anticipazione di Jungle, di Henk Wildschut, esposizione che sarà visibile per intero a partire dal 15 ottobre presso la sede di XYZ a Treviso.

Immigration file #1
Drowned di Seba Kurtis

Queste immagini ci appaiono come memorie sbiadite dal diario dell’esodo. Sono state realizzate da Seba Kurtis, a sua volta emigrato clandestino in Spagna per cinque anni, dove ha lavorato come manovale nei cantieri edili. Il crack bancario dell’Argentina viene vissuto da Kurtis come il fallimento del sogno di un’intera nazione: “Nessuno avrebbe mai pensato ad una cosa del genere, il sogno della classe media argentina era finito per molte famiglie. Puoi dare la colpa ad un sistema politico basato sulla corruzione, alle multinazionali o alla globalizzazione per il sacrificio dell’America Latina, fatto sta che quando alla fine della giornata non hai niente da mettere sulla tavola della tua famiglia ti senti un fallito come individuo.”
Da questa esperienza, che condivide con i tanti lavoratori illegali provenienti da tutto il mondo nei cantieri d’Europa, nascono i tre foto-racconti da cui sono tratte le immagini in mostra: 700 miles, Few days more, Drowned. Un viaggio che attraversa il muro tra Stati Uniti e Messico, il Mediterraneo e Alessandria d’Egitto, fino alle Isole Canarie, considerate la porta d’Europa per l’immigrazione illegale dall’Africa e dal Maghreb. Seba Kurtis ha scelto un linguaggio deliberatamente concettuale, i negativi di grande formato (5 x 4) delle 700 miglia del muro del Messico sono stati esposti al sole del deserto, le lastre fotografiche delle Isole Canarie affogate nello stesso oceano che gli emigranti cercano di attraversare sui barconi della speranza.
Le immagini che vedete in mostra sono quelle sopravvissute.

Seba Kurtis (Buenos Aires, Argentina, 1974): cresciuto nell’epoca della dittatura militare, studia giornalismo e diventa un attivista politico. Nel 2001, a seguito del crack bancario dell’Argentina, emigra in Europa. Trascorre cinque anni in Spagna come immigrato irregolare, esperienza che lo marcherà fortemente fino a caratterizzarne i lavori successivi e il territorio di indagine.
Seba comincia a studiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina messicana nel sud degli Stati Uniti, poi degli egiziani in Italia, fino agli sbarchi di africani nelle Isole Canarie.
È stato esposto nelle più importanti gallerie, musei e simposi internazionali, tra cui: New York Photofestival, Noorderlich, Host gallery, Sifest, Images Vevey, Biel7Bienne Photofestival, e Krakov Photomonth. Le istantanee di Seba Kurtis sono apparse in varie pubblicazioni tra cui FOAM magazine, Foto8, Little White Lies, The Sunday Times, Wired, British Journal of Photography, The Independent. Seba vive a Manchester, UK.

Immigration file #2
Jungle di Henk Wildschut

Nei pressi del porto di Calais c’è un’area di qualche centinaio di metri quadrati conosciuta come “la giungla”. I suoi abitanti hanno viaggiato molte miglia per arrivarvi, e il loro viaggio non è ancora finito. Calais è il punto di partenza per il loro ultimo attraversamento, il più ambito. In migliaia sono giunti dall’Iraq, Afghanistan, Pakistan, Eritrea, Somalia, Sudan e Nigeria in cerca di una vita migliore in Inghilterra, la destinazione dei loro sogni. In attesa dell’opportunità di compiere la lunga traversata, costruiscono i loro giacigli rudimentali: strutture simili a tende, fatte con materiali ricavati dai rifiuti trovati nei dintorni del campo. Il modo in cui questa necessità elementare di ogni esistenza umana prende forma è il leit motiv del progetto fotografico documentaristico che Henk Wildschut ha cominciato alla fine del 2005 e per il quale ha viaggiato spesso verso Calais, la Spagna del sud, Malta, Patras e Roma. L’immagine di un giaciglio è diventata per Wildschut il simbolo della miseria, ovunque in Europa. Mentre i giacigli mostrano poco o niente della vita di chi li abita, diventano comunque l’emblema della ben più ampia storia che sta dietro ad essi: una storia di violenza, paura, desiderio e coraggio.

Henk Wildschut (Harderwijk, Paesi Bassi, 1967): ha studiato presso la Royal Academy of Arts a l’Aia. Le sue fotografie sono state esposte ad Amsterdam, l’Aia, Lagos (Nigeria), Pechino, Shanghai, Sidney. Esegue lavori su commissione per diverse riviste, sia olandesi che internazionali, e lavora presso diverse agenzie di design e comunicazione. Tra le sue principali pubblicazioni: Sondrien (con Raimond Wouda, 2003) e Shelters (Post editino, 2010).

ArtVerona
orari di apertura:
6 ottobre 16.00 – 19.30
7 – 8 – 9 ottobre 10.30 – 19.30
10 ottobre 10.30 – 15.00

Il progetto Jungle di Henk Wildschut sarà visibile interamente
dal 15 al 23 ottobre 2011
presso lo Spazio XYZ – via Inferiore, 31 Treviso
Inaugurazione: sabato 15 ottobre

Gallery 1

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