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Lobster Art Show

23/01/10-22/02/10

lobster

Lobster Art Show è una selezione di opere realizzate da artisti, grafici, fotografi e illustratori che nel corso di questi anni hanno collaborato con l’omonimo marchio d’abbigliamento.
Tra di loro c’è il meglio del panorama street-art e dell’illustrazione “underground” internazionale con nomi eccellenti come Flying Fortress (Germania), AlexOne (Francia), Andy Rementer (Stati Uniti), Alessandro Zuek Simonetti (Italia) e Scarfull (Italia).
Lobster è più di un marchio d’abbigliamento street: nato da un’idea di Giampiero Sanders e Stefano Bressan, nell’arco di quattro anni è riuscito ad imporsi come brand di riferimento nella scena underground italiana e internazionale.

I due fondatori, grazie alla decennale militanza nel movimento “aerosol-art” e alla credibilità conquistata, hanno avviato fin da subito una stretta collaborazione con i soggetti più vitali della scena coinvolgendo direttamente e senza mediazioni i suoi protagonisti nelle campagne pubblicitarie e nel design dei prodotti.
La collaborazione con Nano Records, etichetta discografica indipendente fondata da dj Spiller, ha dato inizio a delle serate di culto per gli amanti delle sonorità hip hop, elettro con il meglio dell’avanguardia elettronica.

XYZ coerentemente con una generale riflessione sul mondo dei prodotti avviata con la mostra “Skill to do comes of doing” e sul ruolo del designer/progettista nei processi produttivi ha creduto che fosse importante testimoniare e raccontare attraverso i suoi artefatti la storia di questo giovane brand di Treviso e delle nuove modalità di concepire un marchio, non più come entità e segno grafico unico ma come processo per ottenere risultati grafici di volta in volta diversi ma indissolubilmente legati tra loro da un codice genetico comune.
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Skill to Do Comes of Doing

12/12/09-10/01/10

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“L’abilità nel fare deriva dal fare”, diceva nel bel mezzo della Rivoluzione Industriale Ralph Waldo Emerson, figura di riferimento della cultura americana. Circa negli stessi anni, il suo contemporaneo William Morris, un pioniere del concetto di design, manifestava il suo rifiuto dell’industrializzazione e della produzione in serie e il suo amore incondizionato per la prassi e per l’artigianato.

Nei quasi 150 anni successivi i processi industriali si sono evoluti criticamente. Oggi molte delle attività che impegnano un designer, dalla progettazione di una sedia alla impaginazione di un libro, si svolgono su un’asse che parte dalla progettazione digitale per concludersi con la produzione in catena di montaggio, escludendo dal processo produttivo qualsiasi intervento manuale.

Esiste però tuttora una nicchia di progettisti tenaci che, pur avendo sostituito al torchio di Morris la fotocopiatrice del loro studio, continuano a lavorare con lo stesso spirito del loro maestro: riscoprire la manualità, sperimentare tecniche inconsuete, ricercare nuovi materiali per dare vita, sensibilità e unicità ai loro prodotti.

Sono giovani designer-artigiani a cui abbiamo chiesto di esporre nella nostra galleria una serie di oggetti fatti con le proprie mani. Il risultato è un temporary shop che mette in mostra (e in vendita) una fantasmagoria di sedie, libri, scarpe, coltelli, biciclette, pantaloni a bretelle e altre cose eccezionali. Skill to do comes of doing è una collezione inimitabile di pezzi di design e un elogio entusiasmato al culto del fare.

Eng.
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Manifesto.

12.09.09-31.10.09

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Daniel Eatock, Edenspiekermann, Ken Garland, Bob Gill, KesselsKramer, Ellen Lupton, Enzo Mari, Bruce Mau, Mike Mills, Bob Noorda, Bre Pettis & Kio Stark, Stefan Sagmeister, Vignelli Associates

Non è vero che quel che conta è il risultato. Neppure per il design. Ciò che frega di più a un bravo designer, infatti, è il processo, la via accidentata e piena di buche che imbocca ogni volta che affronta un nuovo progetto. “Manifesto.” è una mostra che mette al centro il processo e in secondo piano i risultati. Riunisce in una stanza 13 poster contenenti 13 manifesti programmatici – alcuni già celebri, altri realizzati ad hoc – di 13 designer di fama internazionale. Sono dichiarazioni d’intenti, odi appassionate alla grafica, alla cultura di progetto e alla creatività.Passare in rassegna le opere di “Manifesto.” è come aprire la porta di alcuni degli studi che – da Amsterdam a New York, da Milano a Londra – hanno fatto la storia del design contemporaneo. È come aggirarsi tra le scrivanie, aprire i cassetti, spulciare nei desktop e nei portamatite. È come bersi un caffé con i loro guru, facendosi spiegare i principi fondanti e le ragioni ultime del loro lavoro.

ENG
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